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AMBIENTE

Capalbio: convegno dei comitati del no al Biogas.

Il 13 ottobre a Capalbio avrà luogo un convegno sui perché del no al Biogas al quale parteciperanno Nicola Caracciolo (Italia Nostra), Federico Valerio (Istituto Nazionale per la ricerca sul cancro di Genova), Gianni Mattioli (Università La Sapienza di Roma), l’On. Furio Colombo, l’ex magistrato antimafia Ferdinando Imposimato, Alberto Asor Rosa (Rete dei comitati per la difesa del territorio).

Attesa la conferma sulla partecipazione del Prof. Gianni Tamino dell’Università di Padova. Parteciperà al convegno anche il Prof. Dr. Helghe Böhnel, lo scienziato tedesco che per primo ha denunciato i rischi connessi alla diffusione nell’ambiente di spore di Clostridium botulinum, ciò che potrebbe ricondurre agli impianti biogas le numerose morti avvenute un paio di anni fa e inizialmente attribuite ai cetrioli importati dall’estero (link dal sito Ruralpini notizie www.ruralpini.it/Commenti21.12.11).

Insieme allo scienziato tedesco sarà presente anche un esperto dell’associazione ambientalista tedesca NABU, una delle più antiche e note in Germania. E’ stato invitato anche il Presidente di Slow Food, Carlo Petrini.

Una parte del convegno sarà dedicata ad ospitare relazioni di comitati no biogas tosco-laziali per cui hanno già aderito numerosi comitati. Secondo gli organizzatori il convegno di Capalbio potrebbe essere l’occasione per creare un raggruppamento dei comitati tosco/laziali, che a sua volta potrebbe aderire al coordinamento nazionale.

Per maggiori informazioni: comitatonobiogascapalbio@virgilio.it.

Spostiamoci a Maccarese il 12 ottobre alle è stata convocata un’assemblea pubblica nella Sala Convegni della sede Comunale della cittadina del litorale romano.

Riassumiamo il Comunicato Stampa diramato dal Comitato No Biogas di Maccarese. “Un impianto di trattamento dei rifiuti da 125.000 tonn/anno in Viale di Tre Denari cambierebbe radicalmente la prospettiva futura di questi territori, dell’agricoltura di qualità, della Riserva Naturale del Litorale, di chi vive, ad esempio, a Torrimpietra, Maccarese, Aranova, del possibile sviluppo di questa parte del comune.

La Forsu (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano) che verrebbe trattata dalla centrale biogas di Maccarese è l’umido, cioe’ il rifiuto organico, di Roma: verra’ trasportata su camion (quanti?) per essere trasformata in gas e digestato da usare come fertilizzante sui campi. Cioè da un materiale sporco (l’organico di Roma) dovrebbe uscire un compostato dato all’agricoltura?”

Il comitato insiste: “ Impediamo la trasformazione di questo territorio nel nuovo polo industriale dei rifiuti e dell’energia della capitale; Fiumicino puo’ vivere di agricoltura e di zootecnia di qualita’, di turismo; le ricchezze archeologiche e paesaggistiche, se ben valorizzate e tutelate, costruiscono un’economia sana che guarda al futuro e al vero progresso.

Blocchiamo il consumo del suolo. I campi devono essere coltivati per fornire prodotti biologici di qualita’, non per ricavarne materiale da cui estrarre energia; se questo tipo di impianti (centrali abiogas e a biomassa) non avessero accesso ai certificati verdi, cioe’soldi nostri, non garantirebbero margini di profitto soddisfacenti per gli imprenditori, nessun privato azzarderebbe un investimento.

Giova al riguardo citare un ulteriore caso di impianto per la produzione di Biogas localizzato e già funzionante a Bernate sopra Ticino, in provincia di Milano.

Citiamo un articolo de “La Stampa” del 25 settembre 2012 : “Sono passati molti mesi dall’avviamento della centrale a biogas di Bernate sopra Ticino, al confine con il territorio di Boffalora, ma a tutt’oggi infuria la polemica. Esistono infatti casi documentati di persone ricoverate al pronto soccorso per malesseri dovuti ai miasmi che la struttura genera lavorando 24 ore al girono. "

Spesso si vuole nascondere dietro l’aggettivo “bio” iniziative che sono tutto tranne che ecologiche" ha commentato Michele Corti, professore della facoltà di Agraria a Milano, nel corso di un incontro con i cittadini dei due paesi per fare il punto della grave situazione.

In un comunicato del Comitato No Biogas del comune di Boffalora in provincia di Milano si precisa "La centrale, sorta all’insaputa dei cittadini, non rispetta nemmeno la distanza standard dai centri abitati definita dall’Unione Europea — ha dichiarato invece Giuseppe Raimondi, del comitato di Boffalora cittadina confinante con Bernate sopra Ticino — vogliamo garanzie sulla compatibilità ambientale e civica della struttura.

Tanto più che sono sorti dei forti dubbi sulla legittimità di quello che viene combusto nella centrale: questo impianto dovrebbe poter bruciare solo trinciato di mais e bucce di patate e pomodori. In realtà le decine di camion che passano ogni giorno emanano un forte odore di letame".

Riferiscono i cittadini riuniti nel Comitato di Boffalora, in provincia di Milano, che il titolare di un salumificio che si trova a poca distanza dalla centrale, dice infatti di essere stato avvicinato da un vero e proprio “mediatore di scarti animali”, che si è offerto di ritirare i suoi, a conferma della prassi diffusa anche in altri impianti che dovrebbero occuparsi solo di prodotti vegetali.

"C’è il rischio di dover spostare alcune produzioni - ha commentato il titolare del salumificio - temo un grosso danno provocato dall’aria acida. Il ricorso al Tar che ho presentato nel 2010 non ha ancora avuto risposta". Una cittadina di Boffalora, ha descritto così la situazione: "L’aria e le polveri non permettono di vivere. Aprendo le finestre si prova subito un senso di nausea con conati di vomito, e gli occhi lacrimano".

Il collega redattore de “La Stampa”, Francesco Pellegatta riferisce che il Professor Corti ha evidenziato tutti i danni delle centrali a biogas: "È una situazione subita da tutti i cittadini che non dà nemmeno un’efficienza rilevante nella produzione di elettricità: il bilancio energetico è negativo mentre le falde acquifere rischiano di essere inquinate, la qualità dell’aria peggiora e viene sottratto terreno all’agricoltura. Oltre ad una serie di danni collaterali gravi tra cui lo smog, il traffico pesante e l’uso indiscriminato di fertilizzanti per produrre più bio-massa possibile da bruciare: non saranno casi clamorosi come nelle centrali nucleari, ma si tratta di una vera e propria bomba ecologica".

Nel convegno sulla programmata centrale Biogas a Montalto di Castro svoltosi il 30 agosto scorso - secondo quanto riferito dal consigliere comunale Paola Peruzzi - non è stato presentato il progetto dell’impianto, non si è visto niente di quello che dovrebbe venir costruito, nulla si è detto in merito alle quantità di prodotto agricolo effettivamente utilizzato.

“L’ing. Monarca, docente di Meccanica Agraria ha fornito qualche cifra: per 999 kw servono 400 ettari coltivati a mais e triticale (ovvero Triticosecale è un ibrido artificiale tra la segale e il grano tenero o altre varietà del genere tritico), in modo intensivo ed irriguo; il ciclo dell’impianto sarà gestito da computer e controllabile anche con smartphone, senza necessità di addetti; la massima convenienza è data dall’utilizzo dei rifiuti o da enormi quantità di reflui di stalla.

La Provincia ha precisato che la procedura scelta per l’impianto di Montalto è semplificata e rapidissima, parificata a una DIA, che per l’impianto serve molta acqua e che il vero problema è lo smaltimento delle grandi quantità di digestato.

L’intervento di Nicola Caracciolo, portavoce di Italia Nostra, ha esortato il Sindaco di Montalto di Castro a usare la massima prudenza ed ha illustrato i motivi del no al Biogas di Capalbio: vicinanza a nuclei abitati, a strutture ricettive e a zone turistiche, il formarsi di traffico pesante su una viabilità destinata al traffico urbano, i tanti quesiti relativi allo smaltimento dei residui, alla presenza di pericolosi batteri, all’emissione di fumi, al controllo della gestione dell’impianto.

Nessun medico era presente, nessuno specialista in materia ambientale e paesaggistica, nessun chimico, né erano stati invitati esperti imparziali circa la economicità e resa dell’impianto, rappresentanti di Comuni già sedi di impianti analoghi o testimoni di esperienze simili.

Tra le domande formulate dai cittadini di Montalto di Castro: “ come conciliare l’impianto con un Contratto di Area che destina quella zona a campo da golf con annessi turistici e ricettivi, perché non si è pensato a collocare l’impianto nella sottoutilizzata area industriale, quali garanzie sono state pretese sull’utilizzo di solo materiale vegetale a fronte di una potenziale incapacità produttiva locale, viste anche le stagioni agricole sempre più siccitose.”

Conclude il comunicato del consigliere comunale di Montalto di Castro, Paola Peruzzi: “Sarà, allora, quanto mai necessario seguire l’invito di Nicola Caracciolo, portavoce di Italia Nostra: prima di prendere decisioni urge organizzare un altro convegno, questa volta con esperti che trattino dei tanti problemi connessi alla gestione dell’impianto, per fare un vero bilanciamento tra problemi e opportunità del biogas a Montalto di Castro.

Il 13 ottobre a Capalbio si cercheranno le risposte alle domande che i cittadini si fanno, per tutte le centrali Biogas la cui realizzazione è stata richiesta nel territorio della Tuscia viterbese.

Stefano STEFANINI     10/10/2012